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Chiara Porretto, "Il Colore in ascolto", ottobre 2007
Gabriele Peritore, "Sguardo infinito movimento", ottobre-novembre 2007
Intervista di Danilo Mastrilli per il mensile "Palermo in tasca" n°8, settembre 2008
Il colore in ascolto (Chiara Porreto - Palermo 2007 ) *
<<Se il mondo contemporaneo va verso il frastuono della velocità per ignorare l’autenticità dell’ heideggeriano “essere-per-la-morte” Sergio va verso “il ritorno dell’anima a se stessa” quell ’atteggiamento attraverso il quale l’uomo prende ad oggetto d’indagine la sua stessa interiorità e ciò si palesa nei suoi dipinti”.
“(…)dinnanzi ai suoi dipinti si ha la sensazione di vivere l’armonia tra quella forza inconsapevole che è l’ispirazione e l’esecuzione cosciente dell’opera, per dirla ancora con Schelling “l’armonia tra infinito e finito”. Nei suoi quadri la parola ci perviene dalla luce, una luce che fissa lo sguardo e delimita i corpi , che salva le distanze senza annullarle. La corposità dei colori unita alle linee del pennello aprono sentieri che non fanno entrare in un luogo, bensì perdersi in un non luogo. Davanti alcuni di essi più che osservare ho udito; se per vedere dobbiamo uscire fuori, per udire dobbiamo entrare dentro, nel fondo dell’anima, lì prende vita un “ dialogos” che abbandona il logos razionale e si affida al logos sensibile.
Come abilmente scrive Adriana Cavarero “Il significato che salva la vita di ognuno dal mero succedersi degli eventi non consiste in una determinata figura, consiste nel lasciarsi dietro una figura, qualcosa di cui si possa scorgere l’unità del disegno nel raccontarne la storia”. E la storia di Pitteranera è affidata ad una narratrice sui generis… L’ARTE che narra la storia di un uomo senza commettere l’errore di definirlo>>.
(*):In occasione della mostra personale dal titolo “Penombra”, tenutasi nel 2007.
Sguardo movimento infinito (Gabriele Peritore - Roma 2007 * )
<<(…) Impatto, stratificazioni cromatiche che aggrediscono, schizzi violenti che graffiano, esprimono nel loro frastuono assordante l’urlo interiore, l’urlo inascoltato, la materializzazione del personaggio di Munch che a squarciagola lancia il suo messaggio di alienazione dalla società in cui vive, di isolamento infrangibile, di solitudine invalicabile, ma poi quando l’occhio si abitua al graffio l’intrecciarsi casuale e meno casuale dei colori nelle loro varie tonalità si tramuta in carezza per la pupilla, la violenza si fa dolcezza, dell’immedesimarsi in qualcuno che sta cercando di affrontare la vita con lo sguardo puro di un bambino che ogni giorno scopre gli elementi fondamentali dell’esistenza crudele e luminosa.
È da qui che nasce la sensazione di caos primordiale che si avverte in ogni lavoro di Pitteranera Ogni tela racchiude tutti gli elementi fondamentali per creare la vita, ma la deflagrazione non tiene conto di quello che già esiste o è costituito, dove può distruggere distrugge, se di astrazione si può parlare della tecnica di Pitteranera, è un’astrazione che va inquadrata in quest’ottica, il disordine cosmico che intimamente esprime la propria nudità, ma universalmente dà il via all’impatto cruento che creerà un nuovo ordine. Nell’alchimia di elementi che si mescolano, infatti, si sente vagire la nuova vita. La sua ricerca tormentata e appassionata è tutta direzionata nel tentativo di scomporre il movimento, come imprimere nello spazio tutta la sequenza, fotogramma per fotogramma, di una sconvolta passeggiata, o di un ballo passionale, di una crisi convulsiva, di un caldo abbraccio. Per Pitteranera l’atto è l’emozione, contemporaneamente. E l‘intensità disegnata o dipinta è la stessa di quando si vive in prima persona. E il movimento non si può mettere a fuoco nel gioco statico delle linee rette, di orizzonti e prospettive, va inserito in un armonico pentagramma di curve, ellissi, e vortici, che determinano a mio avviso l’originalità della ricerca di Sergio. Quando mi trovo di fronte ai lavori di Sergio, infatti, rivedo Boccioni, Pollock, Van Gogh, Modigliani, Picasso e il migliore Monet. Ma soprattutto vedo la vera arte di Pitteranera>>.
(*):In occasione della mostra personale dal titolo “Penombra”, tenutasi nel 2007.
Intervista di Danilo Mastrilli (Dèran) per “Palermo in tasca” uscita nel mensile palermitano nel n°8, settembre del 2008.
MASTRILLI: <<Come sintetizzeresti oggi il tuo percorso pittorico?>>
PITTERANERA: <<Mi piace moltissimo l’improvvisazione sulla tela. La amo anche quando me ne allontano per certi periodi. Per buona parte degli anni ’90 ho sperimentato come direzionare l’energia del colore(che è dentro di me,dentro di noi), nel suo <<darsi>> liberamente sul piano pittorico,nel vuoto apparente del foglio e della tela. Come rubare al vuoto le sue immagini nascoste. La <<non-mente>>,il non pensare, nell’antica cultura taoista e nello Zen, faceva scoprire l’unità di corpo e mente. Lo stesso avveniva e avviene dipingendo al di là del pensiero. Dipingere svela; e porta a galla sogni e segni. Ci sono tante possibilità di composizione in realtà legate a questo (al “de-pensamento” pittorico). Lo stato d’animo è la dimensione umana che racconta e scova nell’infinito le <<sue>> immagini e le <<sue>> improvvisazioni. Dopo gli anni ’90,fino ad oggi, ho modificato e nello stesso tempo approfondito, a modo mio, questa ricerca. Spesso ho mescolato questa passione al desiderio di forme. Di figurazioni di animali, di paesaggi, persino al desiderio di ritratti. Sono due anime che hanno sempre convissuto in me, in realtà.
Una vuol riconoscere e abitare il paesaggio umano in cui si muove. L’altra vuol scoprire il paesaggio mentre lo <<improvvisa>>. Sono due atteggiamenti che cercano costantemente una via di contatto,una simbiosi. E a volte si incoraggiamento reciprocamente ad esistere>>.
M.:<<Chi sono stati i “tuoi” autori… Chi ti ha ispirato questo modo di sentire il colore?>>
P. :<<La prima cosa che mi viene di dirti è cosa i “ miei” autori mi hanno ispirato;e cosa continuano a comunicarmi,pur nella loro diversità. L’esperienza del dipingere è un tutt’uno con la conoscenza e la comprensione di se stessi e di ciò che ci circonda. E’ una di quelle attività,per me, che rimarranno sempre nella vita degli uomini e delle donne , perché si rinnova al contatto coi loro silenzi, con le individualità..e l’unicità delle persone. Si fonda sulla dimensione umana interiore e la dimensione umana (per così dire) più ‘esterna’:quella che andiamo scoprendo nel quotidiano. Per me è l’incontro organico di queste due sfere. E questo avviene continuamente; attimo dopo attimo.…( La pittura antica ,gli espressionisti , i nostri realisti e quelli francesi(…)(1), si fanno tanti incontri nella vita). Mi ha sempre colpito il <<nomade>> Moku Moku che incontro spesso per le strade di Palermo,un genio secondo me (nonostante le apparenze).Il vestito fa il monaco,ma non il genio.E ricordo anche un pittore palermitano che ci ha lasciati prematuramente, e che ho conosciuto verso la fine degli anni ’90, Marco Incardona, che stimavo molto. Veniva definito il <<pittore del mare>>. La sua pittura (e non solo) non può fare a meno del mare, dell’acqua. Se senti lo spazio profondo della sua pittura senti a volte le onde, a volte il deserto. A volte il fuoco. Non è un caso. Palermo è uno di quei luoghi <<indefiniti>> i cui elementi fondamentali si possono mescolare ora sotto il segno del fuoco ora sotto il segno dell’acqua…O dove accade anche che la terra crei sbalzi improvvisi, asimmetrie nel territorio, pensa a Montepellegrino e alla catena montuosa che la circondano. Palermo ha dei caratteri antitetici il cui legame rimane da scoprire, non può essere definito rigidamente, così come molti caratteri della Sicilia. Se lo fai significa che ti sta sfuggendo qualcosa. Perché esistono tanti modi di valorizzare la pittura e il “paesaggio” quante sono le persone che vogliono ‘darsi’ alla pittura,e che ‘fanno’ il paesaggio che ci circonda>>.
M.:<<C’è un legame riconoscibile secondo te tra la città, il luogo, in cui un pittore vive e il suo modo di esprimersi?>>
P.:<<La pittura degli autori che mi piace chiamare sperimentali, antichi o moderni che siano, cerca sempre,secondo me, di esprimere un contatto vivo con i luoghi, mai prescritto o imposto. La mia idea di Palermo è legata a questo. Alla capacità di saperne vedere i caratteri autentici come le emozioni nascoste. Le potenzialità di questo “luogo insieme di luoghi” . Palermo è una città che non appena la definisci rigidamente, nel presente come nel passato, ti è già sfuggita. E’ un luogo che esige la pluralità dei punti di vista e delle sensibilità espressive per essere realmente vista e realmente capita. E penso che questo contesto urbano e umano metta alla prova qualunque idea statica di arte come di pittura. Penso si possa fare “paesaggio” in tanti modi in pittura. Per me essa è quel luogo abitato dalla molteplicità e dalla pluralità dell’essere.
M.:<<Dici che Palermo può sfuggire quando la si definisce rigidamente... Cosa intendi esattamente con questo?>>
P.:<<Basta andare ‘oltre’ le sue quinte sceniche, ‘oltre’ le inquadrature promozionali populiste per riscoprirne qualcosa di diverso,di vero.
E’ un luogo costituito da spazi che si stratificano. Gli spazi stratificati di Palermo sono carichi d’identità ma nello stesso tempo sono spesso <<non –finiti>>. Ma questa caratteristica può essere apprezzata solo se scrutata con sguardo “progettuale” ,artistico e dinamico.
Camminando lungo il Centro(ma non solo) vedi frammenti (superstiti di guerra , dell’incuria etc..).Frammenti architettonici che possono venire completati dall’immaginazione progettuale, e che possono/vogliono ancora essere toccati , e <<riabitati>>. E tu puoi constatare che esistono spazi che suggeriscono ancora idee, situazioni nuove di interazione fra di essi e, dunque, con la gente .
E’ una questione di percezione tridimensionale della città e delle sue relazioni,
Non di visione planimetrica e bidimensionale della realtà urbana.L’avevano capito Giancarlo De Carlo e Samonà nel loro Piano Programma dei primi anni ’80. Dipende dalla capacità di considerare tutte le sensazioni e le emozioni che emergono da questo contesto umano e architettonico complesso. Una città con una profonda anima sotterranea( ha un suo labirinto notturno e una suo labirinto diurno ed entrambe sono un serbatoio di ispirazione ); frammenti urbani e architettonici e naturali che ci parlano di una città <<non-finita>> in un senso caldo e positivo tutto da scoprire, e che attendono di essere ripensati in un continuum fluente significativo di attività e di situazioni nuove,intendo artisticamente ed economicamente nuove. Un Piano conservativo non basta in questo caso. .Per difendere Palermo dalla mafia bisognerebbe difenderla dalla banalità, ed investire in una continua sperimentazione umana e progettuale.
Questo significherebbe scoprirla davvero.>>
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.…Nell’articolo:<< La pittura antica ,gli espressionisti , i nostri realisti e quelli francesi(…)(1) i movimenti artistici anarchici e rivoluzionari, Hayter, Matyusin, Turner, Goya,Velazquez, il versante boccioniano del futurismo italiano , la pittura d’azione,si fanno tanti incontri nella vita(…)>>). “Palermo in tasca”, n°8- settembre 2008; pagg. 54-55.
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