Onde, movimento. <<Lo sguardo dell’immagine pittorica è Il suo movimento profondo. Possiede tracce del continuum nascosto e impalpabile che lo suggerisce e che lascia affiorare spessori pluridimensionali d’esistenza dalla vacuità del colore-respiro.
Lo spazio pittorico che scopre i tempi profondi dell’esistenza, dell’ emozione diventa sguardo esso stesso.
Il contatto inatteso tra me e l’altro. La loro fusionalità.
Uno sguardo in transito permanente tra cielo e terra , uno sguardo zingaro, esprime la necessità del vedere/esistere così come la sua necessità di non-esistere, del tradimento dell’esistenza. Quante volte moriamo? E quante volte ‘torniamo’ da questo nulla che ci appartiene? Dipingere si fa tramite tra questo contatto di cielo e terra, di acqua e fuoco.
Lo sguardo zingaro esce dal “tempo marginale della visione”, per navigare nello spazio profondo che ci nutre e con cui siamo tutt’uno. Il nomadismo quotidiano dei sensi mette in movimento il nostro universo. Se non si isola lo sguardo zingaro diventa un isola che viaggia per lo stesso mare-universo sensoriale che lo circonda e lo riflette. Si muove fra quei silenzi in cerca d’autore che per una una serie di motivi permangono ai confini del visibile e della coscienza ma che inconsciamente abitano già nel presente visibile rendendo il confine mobile, permeabile al vuoto.
Dipingere allena l’energia vi(si)va non solo a navigare in questo “mare” ma può anche lasciar navigare la Visione stessa verso una deriva rivelatrice dell’immagine che la permette che ne libera la densa soggettività nascosta, rivelatrice di spessori pluridimensionali d’esistenza.
L’onda è la conquista di uno lo sguardo interiore, ma esso appare come scambio, tramite e messaggero.
Come una “deriva” del velo di Maya in cui navighiamo.
l’energia vi(si)va ,come onda interiore dello sguardo si riflette nella transitorietà consapevole del soggetto, dentro di esso si esprime nello scoprire e liberare il potere di visualizzazione della materia-colore.
La frugalità/immediatezza della pittura è il potere di fusionalità con l’altro. Gesto e contemplazione possono diventare tutt’uno,uno stesso istante; è una facoltà che un individuo a mio avviso porta sempre misteriosamente con sé, in tutte le sue attività;e anche quando non svolge nessuna attività particolare>>.(Dal Diario-schizzi 2005).
Colore-respiro. La pienezza di tempo e spazio nasce dal vuoto. La percezione di un dipinto può cambiare nel tempo anche per questo:perché cambia la percezione stessa del tempo.
Lavorando ad un dipinto o ad un disegno so che qualcosa di interno/interiore sta per formarsi...Che qualcosa sta diventando di-segno. Dipende da me. Sia quando voglio raccontare qualcosa, sia quando aspetto che un corpo, un soggetto si prefiguri liberamente sulla tela o sul foglio . Con -o senza- l’ausilio di uno schema aspetto di vedere cosa succede “durante” il corso del lavoro mentre la mano si muove. Penso che non puoi sempre prevedere in anticipo tutte le tue mosse o tutte le sensazioni che riceverai dal dipingere un quadro anche quando segui uno schema-guida. Non puoi prevedere tutto ciò che accadrà, “quel Tutto” che accadrà. Ma solo sentire cosa accade dentro e fuori di te man mano che procedi nel dipingere. Allenarmi a questa flessibilità mi aiuta ad amplificare le dimensioni del piano infinito della tela. Penso cioè sia necessario sintonizzarmi sull’atmosfera che ho in mente mentre cerco di rimanere aperto alle suggestioni impreviste derivate dalla pittura del soggetto, e a quel che io chiamo le possibilità incognite dello “spazio-durante” .
Il soggetto che vedi nascere non è (o se vuoi, non è solo) il soggetto che pensi un mese, qualche giorno fa, qualche istante prima di iniziare il lavoro. Se mantengo un contatto profondo col vuoto che lo attraversa il soggetto diventa tendenzialmente mutevole, diventa sfuggente :ma questa mutevolezza “conquistata” con mente concentrata e flessibile crea un contatto profondo con le dimensioni spaziali del piano pittorico; e il soggetto diventa non più riferito e portato ma “portante”;diventa “soggetto dipingente” . E ti comprende pure nel suo essere sfuggente. Ti puoi muovere dentro di esso. Diventa un vuoto permeabile al respiro. Al colore-respiro. Per questo penso che dipingere non riferisca mai solo il già vissuto quando lo racconta, e non racconti mai solo al passato il già visto; neanche quando focalizza una scena, una situazione apparentemente semplice. Perché bisogna abbandonarsi alle sfumature del momento presente per simbolizzarlo pienamente e scoprire quale sguardo emerge dal tempo sospeso e ‘scoperto’ adesso, sulla tela. Penso per questo ci sia sempre "realtà" in pittura.
Il colore è un settimo senso: un senso nomade, che viaggia con gli altri sensi,per raccoglierli,mentre è in cerca dei propri significati/significanti . Viaggia per Conferire loro forma e vita. Un motto okinawense di forte ispirazione Zen, “Kyudo Mugen”, custodisce un profondo significato umano e artistico : "Lo studio della Via è senza fine" (che si legge al contempo: "La Via dello studio è senza fine").Ho fatto una personale parafrasi pittorica di questo pensiero che non contraddice necessariamente l'originale: La Via del colore è senza fine. Il colore della Via è senza fine>>. (Dal Diario-schizzi 2004-2005).
Incontri .(…) Quando autori diversi decidono di far convergere le proprie ricerche inventandosi il modo migliore per farlo, avviene secondo me un’amplificazione privilegiata dell’arte individuale. Ad ognuno di noi corrisponde un modo di sentire il paesaggio che ci circonda e il paesaggio che siamo:ed è proprio da questo che sono sollecitato a pensare che l’incontro fra le arti considerate più individuali sia determinato di volta in volta dai fattori umani in gioco e dalla libertà di contatto tra le persone. Mondi paralleli che convergono possono far nascere sempre una nuova creatura artistica. Ciò a mio avviso significa abitare il senso profondo della sperimentazione , desiderare esplicitamente situazioni alternative di socializzazione (…).”